I bambini e lo stress
L’idea che l’infanzia sia un periodo libero dallo stress è completamente sbagliata. Anche nelle migliori situazioni, non possiamo immaginarci l’infanzia semplicemente come un periodo di innocenza, serenità e spensieratezza.
Nel corso dello sviluppo possono infatti verificarsi eventi importanti, che si strutturano come veri e propri traumi per i bambini (divorzio dei genitori, malattia o morte di genitori e persone care), ma anche eventi minori (la nuova scuola, le prestazioni sportive, i litigi con gli amici, le difficoltà scolastiche). Che lo desiderino o meno, bambini e adolescenti sono costretti a sottoporsi quotidianamente ad una serie di prove e di esami dai quali dipende il loro futuro, ma soprattutto l’immagine che hanno di sé. I bambini si preoccupano, anche più degli adulti, per il benessere dei loro genitori, e per quello che la scuola e la famiglia pensa di loro; indugiano su pensieri di morte e sulla propria salute e il proprio futuro; si preoccupano per i propri amici, per i propri oggetti e per i propri animali.
La società moderna è definita, non a caso, generation stress, ad indicare un sistema sociale e familiare che produce un’enorme quantità di frustrazioni e difficoltà da risolvere e gestire ogni giorno.
Quali sono le caratteristiche delle famiglie “ad alto livello di stress”?
- lo scarso tempo che si riesce ad avere a disposizione per i bambini: oggi entrambi i genitori lavorano. Mentre una volta esisteva la cosiddetta famiglia allargata, e i bisogni evolutivi del bambino venivano accolti all’interno di una rete di supporto, nella società odierna si chiede spesso ai bambini di diventare velocemente autonomi.
- l’iper-connettività dei genitori: lo spazio relazionale è spesso invaso dall’abuso dei social networks, che rendono i genitori presenti fisicamente ma assenti emotivamente.
- l’eccessivo impegno in attività extrascolastiche: per quanto lo sport e le arti siano stimoli importanti per lo sviluppo armonioso di un bambino, la tendenza oggi sembra essere di riempire il tempo libero del bambino, sottoponendolo a continui sforzi prestazionali.
- la tendenza all’eccessiva responsabilizzazione dei bambini in alcuni ambiti, richiedendo standard elevati di autonomia e perfezionismo, e all’eccessiva deresponsabilizzazione in altri ambiti, impedendo loro anche solo di provare e di fallire.
- lo stress dei genitori: molti genitori si illudono che i bambini, almeno fino a i 6 anni, siano completamente inconsapevoli delle tensioni familiari; in realtà i bambini, anche piccoli, hanno una spiccata sensibilità ai fattori di stress e quindi pur non sapendoli verbalizzare e comprendere ne subiscono le conseguenze.
Come reagiscono i bambini allo stress?
Non tutti i bambini vivono, reagiscono e gestiscono lo stress nello stesso modo: molto dipende dall’età, dal temperamento, dallo sviluppo emotivo e cognitivo raggiunto. Numerose ricerche hanno evidenziato la tendenza, anche in bambini piccoli, ad attivare il cosiddetto “pilota automatico”, ossia ad assecondare la tendenza tipica dell’età adulta di compiere gesti e azioni abituali senza essere davvero coscienti di ciò che si sta facendo; anche i bambini inoltre possono sviluppare un’attitudine a occupare la mente con il rimuginio o la ruminazione, perdendo il contatto con le proprie emozioni.
Il modo in cui i bambini si pongono in relazione con lo stress può essere influenzato dalle esperienze che hanno fatto in precedenza: tutti i bambini migliorano la propria capacità di gestire lo stress se hanno soddisfatto il loro bisogno di autonomia, se in precedenza sono riusciti a gestire le sfide e se hanno avvertito di avere il sostegno emotivo della famiglia e degli amici.
Non tutti gli stress sono però negativi: una quota ragionevole di stress imposta per esempio dall’insegnante o dall’allenatore può infatti motivare il bambino a fare del suo meglio. Importanti fattori di protezione sono una sana e corretta alimentazione e la qualità del sonno.
Conseguenze dello stress nei bambini
Più il bambino è piccolo, più il disagio emotivo passa attraverso il corpo, non avendo lui sufficienti competenze cognitive e linguistiche per esprimere verbalmente il suo malessere. Possiamo quindi notare sbalzi d’umore, problemi di attenzione e di concentrazione, ansia, aggressività, iperattività, difficoltà digestive e indebolimento del sistema immunitario, disordini del sonno, disordini dell’appetito, riduzione del rendimento scolastico.
Quando lo stress è protratto nel tempo e non si interviene per un suo contenimento, possono emergere anche disturbi psicologici come ansia e depressione, disturbi alimentari e autolesionismo, fino all’abuso di stupefacenti e alcolici, in età adolescenziale.
Cosa fare?
Come si può intervenire per ridurre tutti questi rischi, o rimediare nel caso in cui si stiano già manifestando alcune difficoltà? La psicoterapia cognitivo comportamentale fornisce importanti risposte a riguardo:
- Percorsi di alfabetizzazione emotiva, che permettono ai bambini di apprendere conoscenze e competenze utili alla comprensione e alla gestione dei loro vissuti emotivi
- Percorsi di parent training, che consentono ai genitori di acquisire conoscenze e strategie utili per rapportarsi in maniera più funzionale ai figli, ai loro bisogno e alle loro fatiche
- Percorsi di mindfulness, che si è dimostrata una pratica molto utile anche con i bambini, permettendo loro di prendere consapevolezza di pensieri, emozioni, sensazioni e di osservarli senza giudizio
- Percorsi di psicoterapia individuale, per aiutare anche i più giovani a prendere consapevolezza di come i propri pensieri riguardo a sé stessi, agli altri e al mondo possano influenzare negativamente emozioni e comportamenti, e a modificarli.
[tratto da Programma mindfulness “il fiore dentro” di A. Montano e S. Villani]
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