Perché non riesco a smettere di rimuginare?

E se mi ammalassi? Cosa c’è di sbagliato in me? Perché doveva capitare a me? Perché non mi ha dato ascolto? Ma perché la gente continua a fare i suoi interessi? […]

Questi sono solo alcuni dei numerosi pensieri che possiamo definire rimuginio.

Il rimuginio è una forma di pensiero di tipo verbale e astratto, privo di dettagli e seguito, in molti casi dalla focalizzazione visiva di immagini relative ai possibili scenari individuati come pericolosi. 

Come capisco che sto rimuginando?

Queste sono le caratteristiche principali del pensiero rimuginante (Fiore, 2017):

– ripetitività, pensieri sempre uguali che si ripetono;
– negatività, pensare sempre a cose negative che potrebbero succedere o che sono accadute;
– incontrollabilità, incapacità di fermare i pensieri ripetitivi;
– contenuto prettamente verbale, sono caratterizzati più da frasi che da immagini mentali;
– astrattezza, non portano all’azione ma richiamano solo altri pensieri;
– dispendio di energie, portano a una mancanza di concentrazione su temi che non siano legati ai processi in questione.

Il rimuginio è una strategia che l’individuo adotta quando si trova in situazioni identificate come pericolose e incerte, ansiogene, per questo difficili da gestire. Chi rimugina ha paura che possa avverarsi il peggio, non riesce a valutare possibili alternative per gestire la situazione temuta e pensa che il rimuginare possa portare alla soluzione del problema. Alla lunga, chi rimugina si percepisce debole, fragile, insicuro, spaventato e costantemente soggiogato dalla pericolosità del futuro, di conseguenza il rimuginio si cronicizza e diventa disfunzionale e maladattivo (Clark, & Beck, 2010).

Quali conseguenze negative ha il rimuginio?

Innanzitutto il rimuginio prolunga gli stati mentali spiacevoli, causando insonnia, tensione muscolare, somatizzazioni; inoltre prolunga l’umore negativo e spinge alla riduzione delle attività e solidifica le memorie negative del passato; inoltre rimuginare consuma risorse mentali, con conseguenti deficit di concentrazione, memoria e attenzione (Caselli, Ruggiero e Sassaroli, 2017).

Cosa possiamo fare?

Il rimuginio è un processo automatico, ma essendo uno stile di pensiero appreso (cioè, ho inizialmente percepito dei vantaggi nel metterlo in atto e quindi poi ho proseguito nell’utilizzarlo), è possibile individuare delle strategie efficaci per interromperlo.

Come? Un percorso di psicoterapia cognitivo comportamentale è in grado di accompagnare la persona verso la consapevolezza del proprio funzionamento e al riconoscimento della dannosità del rimuginio, con l’obiettivo di apprendere nuove modalità di pensiero più funzionale.

 

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Laura Grigis Psicologa Bergamo
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